Diabete, Sovrappeso e Sedentarietà: una triade pericolosa

Nel mondo le persone affette da diabete sono 422 milioni, l’8,5% della popolazione mondiale, quasi il quadruplo rispetto al 1980. Ben 1,5 milioni sono le morti per diabete ogni anno a cui si sommano altre 2,2 milioni provocate dall’incremento di malattie cardiovascolari legate a livelli di glicemia al di sopra dei valori ottimali. Il 43% di queste morti sono avvenute prematuramente, prima dei 70 anni di età. I motivi di quest’impennata riguardano l’aumento di sovrappeso, obesità e inattività fisica. Per rendersi conto del peso di questo fenomeno basti pensare che nel 2014 più di 1 adulto su 3 era in sovrappeso e più di 1 su 10 era obeso.

Questi dati drammatici sono stati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in occasione della Giornata Mondiale della Salute 2016 che quest’anno è stata dedicata proprio alla sensibilizzazione nei confronti del diabete, una patologia sempre più frequente e in costante crescita, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. L’OMS stima che entro il 2030 il diabete sarà la settima principale causa di morte a livello globale.

 

CONOSCI IL TUO NEMICO

Cerchiamo di capire cos’è il diabete e perché è così importante focalizzare l’attenzione su questa malattia.

Il diabete è una patologia cronica, progressiva e subdola caratterizzata da alti livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) dovuta a un difetto di secrezione insulinica, di azione insulinica o di entrambe. L’iperglicemia cronica è associata a un danno d’organo a lungo termine che porta alla disfunzione e all’insufficienza di differenti organi, specialmente gli occhi, il rene, il sistema nervoso autonomo e periferico, il cuore e i vasi sanguigni.

Il diabete raggruppa tutta una serie di malattie metaboliche. Ecco quali sono:

Diabete tipo 1 

E’ causato da distruzione beta-cellulare, su base autoimmune o idiopatica, ed è caratterizzato da una carenza insulinica assoluta (la variante LADA, Latent Autoimmune Diabetes in Adults, ha decorso lento e compare nell’adulto)

Diabete tipo 2

 E’ causato da un deficit parziale di secrezione insulinica, che in genere progredisce nel tempo ma non porta mai a una carenza assoluta di ormone, e che si instaura spesso su una condizione, più o meno severa, di insulino-resistenza su base multifattoriale.

Diabete Gestazionale

E’ causato da difetti funzionali analoghi a quelli del diabete 2, viene diagnosticato per la prima volta in gravidanza e in genere regredisce dopo il parto per ripresentarsi spesso a distanza di anni con le caratteristiche del diabete tipo 2

Altri tipi di diabete

– difetti genetici della beta-cellula – indotto da farmaci o sostanze tossiche – difetti genetici dell’azione insulinica – infezioni – malattie del pancreas esocrino – forme rare di diabete immuno-mediato – endocrinopatie – sindromi genetiche rare associate al diabete

(Classificazione etiologica del diabete mellito WHO 2006, ADA 2014)

 

Le forme più frequenti sono il diabete tipo 1 e tipo 2. Ecco le differenze:

TIPO 1 TIPO 2
PREVALENZA Circa 0.3% Circa 0.5%
SINTOMATOLOGIA Sempre presente

Spesso eclatante e a inizio brusco

Spesso modesta o assente
TENDENZA ALLA CHETOSI Presente Assente
PESO Generalmente normale Generalmente in eccesso
ETA’ ALL’ESORDIO Più comunemente <30 Più comunemente >40
COMPARSA DI COMPLICANZE CRONICHE Non prima di alcuni anni dopo la diagnosi Spesso presenti al momento della diagnosi
INSULINA CIRCOLANTE Ridotta o assente Normale o aumentata
AUTOIMMUNITA’ Presente Assente
TERAPIA Insulina necessaria sin dall’esordio Dieta, farmaci, insulina
(Fonte AMD, SID)

 

COME SI FA DIAGNOSI DI DIABETE? 

Si può diagnosticare il diabete quando vi è il riscontro, in almeno 2 diverse occasioni di:

  • Sintomi di diabete (poliuria, polidipsia, perdita di peso inspiegabile) associati a un valore di glicemia casuale, cioè indipendentemente dal momento della giornata, ≥ 200 mg/dl                                                             oppure
  • Glicemia a digiuno ≥126 mg/dl (per digiuno si intende almeno 8 ore di astensione dal cibo)                                              oppure
  • Glicemia ≥200 mg/dl 2 ore dopo carico orale di glucosio OGTT (eseguito con 75 g di glucosio)                                oppure 
  • Emoglobina glicosilata HbA1c ≥48 mmol/mol (6,5%) 

Ci sono poi degli stati di disglicemia, in cui i valori di glucosio ematico non sono tali da definire una condizione di diabete, ma che comunque non rientrano nella normalità. Queste condizioni identificano soggetti a rischio di diabete e malattie cardiovascolari. Si parla allora di:

  • Alterata Glicemia a Digiuno o impaired fasting glucose IFG, quando la glicemia a digiuno è compresa tra 100-125 mg/dl
  • Ridotta Tolleranza al Glucosio o impaired glucose tolerance IGT, quando la glicemia a 2 ore dopo carico orale di glucosio è compresa tra 140-199 mg/dl

 

UNA MALATTIA SUBDOLA

Abbiamo precedentemente utilizzato la parola “subdolo” per definire il diabete. Infatti la malattia diabetica nella maggioranza dei casi non dà alcun sintomo e molto spesso viene diagnosticata in occasione di accertamenti o ricoveri per altre cause.

I sintomi sono spesso presenti in fase acuta nel tipo 1, mentre nel tipo 2 possono restare latenti a lungo. Tra i sintomi più frequenti ricordiamo:

  • poliuria (aumento della frequenza e della quantità delle urine)
  • polidipsia (forte aumento della sete);
  • polifagia (aumento della fame)
  • perdita di peso inspiegabile
  • sonnolenza
  • odore di acetone nell’alito

La malattia diabetica è subdola anche per le complicanze che ne derivano. Rare sono le complicanze acute che mettono a repentaglio la vita del paziente (chetoacidosi e sindrome iperosmolare non chetosica, ipoglicemia severa). Molto più frequenti sono invece le complicanze croniche, soprattutto quando il diabete viene trascurato. Tra queste ricordiamo i danni alla retina, ai reni, al cuore, alle arterie e ai nervi. Queste complicanze sono spesso disabilitanti, se non fatali. Basti pensare che il diabete è la principale causa di cecità, di insufficienza renale, di amputazione non traumatica di un arto e una delle principali cause di infarto e ictus. La vita di tutti i giorni può essere progressivamente compromessa e non è infrequente osservare diabetici con difficoltà di deambulazione, rallentamenti digestivi e gonfiore, difficoltà nello svuotamento della vescica e disfunzione erettile.

 

STILI DI VITA PERICOLOSI FIN DA PICCOLI

Mentre nulla si può fare a scopo preventivo per il diabete tipo 1, molte sono le possibilità disponibili per prevenire il tipo 2 che rappresenta quasi il 90% di tutte le forme di diabete. La prevenzione è utile anche per le complicanze e le morti premature dovute a tutte le forme di diabete. È molto importante gestire la patologia in modo adeguato e fare prevenzione in tutte le fasce d’età, anche perché il diabete è una patologia che si riscontra sempre più frequentemente nei bambini e negli adolescenti, il cui stile di vita è sempre più orientato verso il consumo di cibo spazzatura e inattività fisica.

I fattori di rischio più importanti per lo sviluppo del diabete tipo 2, infatti, sono la dieta inadeguata caratterizzata da un eccesso di calorie e dalla scarsa qualità del cibo e la sedentarietà. Recenti studi hanno evidenziato l’associazione tra l’elevata introduzione di zuccheri semplici e incremento di sovrappeso, obesità e diabete, soprattutto tra i bambini, forti consumatori di bevande zuccherate, merendine e dolciumi e non educati alla regolare assunzione di frutta e verdura. Un elevato valore dell’indice di massa corporea (BMI) e della circonferenza vita sono strettamente correlati al rischio di diabete tipo 2.

 

COSA FARE?

L’aspettativa e la qualità della vita delle persone affette da diabete possono comunque essere del tutto normali, se la patologia è ben gestita. Gli interventi da attuare riguardano il regolare controllo delle glicemie attraverso una dieta adeguata e attività fisica regolare e, se necessario, intervento farmacologico; controllo della pressione arteriosa e dei lipidi plasmatici; il regolare screening delle complicanze.

L’eccesso ponderale si è dimostrato essere uno dei più importanti fattori di rischio per lo sviluppo di diabete tipo 2. Questo perché l’eccessivo accumulo di grasso, soprattutto il grasso addominale viscerale, è correlato allo sviluppo di insulino-resistenza, una condizione in cui le cellule diventano meno sensibili all’azione di quest’ormone. L’insulina è un ormone che viene prodotto dal pancreas in risposta all’innalzamento dei livelli ematici di glucosio. Grazie all’insulina il glucosio entra nella cellula e viene utilizzato per i processi metabolici della cellula stessa. Quando però è presente un eccesso di grasso viscerale si crea nell’organismo uno stato infiammatorio che porta le cellule a divenire meno sensibili all’azione dell’insulina. Il pancreas cercherà in un primo momento di compensare producendo più insulina e mantenendo quindi normali i livelli di glicemia. Ad un certo punto però questa capacità di compensazione viene meno e si arriva al diabete.

È ovvio, dunque, che il primo passo da fare è ridurre il grasso viscerale e quindi diminuire la circonferenza vita. Il valore di normalità dovrebbe essere al di sotto degli 80cm nelle donne e 94cm negli uomini.

La evidenze ci suggeriscono che una perdita di peso del 5 – 10% è già sufficiente per ridurre di circa il 60% l’incidenza di diabete tipo 2. 

 

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