Gli isoflavoni non risultano nocivi per le donne in menopausa, il parere dell’Efsa

“Una rassegna completa delle evidenze scientifiche disponibili non ha fornito alcuna indicazione che gli isoflavoni, ai livelli solitamente presenti negli integratori alimentari, siano nocivi per le donne in post-menopausa”.

Questo il parere scientifico dell’Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare.

GLI ISOFLAVONI E LA RICERCA SCIENTIFICA. Gli isoflavoni sono sostanze vegetali, presenti soprattutto nelle leguminose. Le concentrazioni più elevate si trovano nei semi di soia, nel trifoglio rosso e nella radice del kudzu. Estratti di queste sostanze vengono utilizzate nella produzione di integratori nutrizionali.

La ricerca scientifica suggerisce che questi componenti alimentari abbiano effetti benefici, tra cui la protezione dal cancro della mammella in menopausa e dal tumore della prostata, la riduzione della perdita di tessuto osseo e l’abbassamento dei livelli di colesterolo. Alcuni ricercatori suggeriscono, tuttavia, che gli isoflavoni possano rappresentare anche un rischio per la sicurezza di certe sottopopolazioni vulnerabili, ad esempio per quanto riguarda i tumori alla mammella ormone-dipendenti e le disfunzioni della tiroide.

GLI STUDI DELL’EFSA SULLA SICUREZZA. Lo scopo principale dello studio dell’Efsa, che ha iniziato a discutere sulla sicurezza degli isoflavoni con esperti degli Stati membri dell’UE nel marzo 2009, è stato quello di valutare i pericoli per la salute umana, nonché i possibili benefici degli isoflavoni, degli alimenti ricchi di isoflavoni, compresi gli alimenti per lattanti a base di soia, e infine gli integratori a base di isoflavoni derivati da soia o trifoglio rosso.

La dott.ssa Alicja Mortensen, presidente del gruppo di esperti scientifici dell’EFSA sugli additivi alimentari (gruppo ANS), che ha eseguito la valutazione, ha dichiarato:

“Le evidenze scientifiche recensite non indicano che ci siano effetti nocivi sui tre organi considerati per questa valutazione: la ghiandola mammaria, l’utero e la ghiandola tiroidea. Abbiamo preso in considerazione studi in cui sono state testate dosi di isoflavoni pari a quelle che si trovano di solito negli integratori alimentari per donne in menopausa venduti nell’Unione europea.

“Queste conclusioni sono state tratte sulla base dei dati raccolti su donne in postmenopausa e sono supportati dai risultati di studi su animali”.

La dott.ss Mortensen ha tuttavia sottolineato che

“tali conclusioni si riferiscono unicamente alle dosi e alla durata di assunzione oggetto di indagine di questi studi, che andavano da 3 mesi a poco meno di un anno per i prodotti disponibili sul mercato europeo”.

Gli esperti dell’EFSA hanno cercato di valutare anche gli eventuali rischi per le donne durante il periodo di transizione verso la menopausa, nonché i rischi per le donne già in menopausa con storia pregressa di o familiarità per cancro. Per questi gruppi di donne, tuttavia, gli esperti hanno rilevato che non vi sono dati per valutare la sicurezza di tali sostanze.

In linea con il nuovo approccio EFSA denominato “Metodi per promuovere l’uso delle evidenze”, il gruppo di esperti ANS è riuscito a trasporre la strategia per l’esecuzione di questa valutazione dei rischi in un protocollo scritto che documenta tutti i vari passi compiuti per pervenire alle conclusioni. È questo il primo parere dell’EFSA che fa da capofila per questo nuovo modo di procedere, che migliora la solidità e la trasparenza del processo scientifico.

La prof.ssa Ursula Gundert-Rémy, membro del gruppo scientifico ANS e presidente del sottogruppo di lavoro sugli isoflavoni, ha dichiarato:

“Stabilire un protocollo prima dell’inizio della valutazione ci ha molto aiutato a chiarire in anticipo la portata della nostra disamina e le esigenze in termini di informazioni. L’attenzione si è concentrata esclusivamente sui possibili effetti sulla salute di utero, ghiandola tiroidea e ghiandola mammaria, specificatamente nelle donne in perimenopausa e postmenopausa”.

“Per esempio ciò ha reso chiaro che avremmo dovuto escludere tutti gli studi sugli uomini o i dati relativi all’uso di latte di soia nei lattanti. Risultava chiaro anche che le informazioni sui possibili benefici degli integratori alimentari a base di isoflavoni erano al di fuori del campo di applicazione di questa valutazione”.

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