Il Fico d’India: proprietà, benefici e ricette originali

Ricco di fibre, antiossidanti e vitamine. Utile nelle diete dimagranti e come rimineralizzante. Scopriamo perché mangiare il fico d’india e come realizzare preparazioni dolci e salate

Originale, esotico e pittoresco il fico d’india si è guadagnato di diritto un posto in prima fila nel panorama mediterraneo.

Un po’ di storia. Originaria del Messico Opuntia ficus-indica è una pianta facente parte della famiglia delle Cactaceae. Il Codice Mendoza testimonia l’importanza che questa pianta aveva per le popolazioni dell’America centrale già in età precolombiana, quando veniva coltivata per scopi alimentari e commerciali, tra cui la produzione del carminio, un pregiato colorante naturale. In Europa il fico d’india arrivò tra la fine del 1400 e gli inizi del 1500, successivamente al rientro della spedizione di Cristoforo Colombo. Ma è il 1535 l’anno in cui si ebbe la prima descrizione dettagliata della pianta da parte dello spagnolo Gonzalo Fernández de Oviedo y Valdés nella sua Historia general y natural de las Indias. Successivamente, nel 1753 Linneo, descrisse nel suo Species Plantarum 2 differenti specie: Cactus opuntia e Cactus ficus-indica, ma la definizione attualmente accettata risale al 1768 per opera di Miller che definì la specie Opuntia ficus-indica.

Attualmente la pianta di fico d’india è diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo, dove cresce spontaneamente soprattutto a Malta e in Sicilia, secondo produttore al mondo dopo il Messico.

Il frutto e la pianta. Al di sopra delle pale (i cladodi) crescono dei bellissimi fiori da cui si svilupperanno i succulenti frutti di diverso colore a seconda delle varietà: giallo-arancione nella varietà sulfarina, rosso porpora nella varietà sanguigna e bianco nella muscaredda. La forma del frutto dipende dalla varietà e dall’epoca di formazione. I frutti più tardivi, infatti, assumono una forma più allungata.

Il fico d’india ha un sapore delicato e dolce, dato dal quantitativo di zuccheri pari a 13gr su 100gr di prodotto. E sono gli zuccheri a determinare l’apporto calorico del fico d’india che si attesta a 53kcal per 100gr. Scarso il quantitativo di grassi e proteine, ma ciò che differenzia davvero il fico d’india dagli altri frutti è il quantitativo di fibra, vitamine e Sali minerali. Per quanto riguarda la fibra ne ritroviamo 5gr per 100gr di prodotto. Un quantitativo meritevole di attenzione, considerando che per la maggior parte della frutta fresca di uso più comune (mela, arancia, mandarini, pere, pesche, albicocche ecc.) il quantitativo di fibra si ferma a una media di 2gr o poco meno. Questa caratteristica conferisce al fico d’india proprietà protettive nei confronti  della mucosa gastrica e di regolazione della glicemia. La presenza della fibra, inoltre, aiuta ad aumentare e mantenere nel tempo il senso di sazietà, dunque, a dispetto di quanto si pensi, il fico d’india può essere consumato anche da chi vuole perdere peso.

Notevole anche il contenuto di vitamina C (18gr per 100gr di prodotto), tanto che i fichi d’india venivano imbarcati sulle navi dei conquistadores per essere consumati allo scopo di prevenire lo scorbuto.
Per quanto riguarda i Sali minerali si rileva un buon contenuto di fosforo (25 mg) e calcio (30 mg). Ottimo, dunque il suo impiego come alimento rimineralizzante per chi pratica sport. Inoltre, questo frutto risulta avere delle spiccate proprietà antiossidanti grazie alla presenza di indicaxantina e betanina, utili a contrastare l’invecchiamento cellulare.

Utilizzi più o meno comuni. Gli usi del fico d’india sono molteplici e non si limitano al solo consumo del frutto, ma riguardano anche le pale. Uno studio ha addirittura dimostrato l’efficacia dell’estratto di Opuntia ficus-indica nella cura dei postumi dell’intossicazione alcolica, mentre la polpa dei cladodi trova applicazione come rimedio antiflogistico e cicatrizzante su ferite e piaghe.

In Italia l’uso più comune riguarda il frutto. In alcune regioni del sud si è soliti consumare i fichi d’india a colazione, assieme al pane. Difatti, il buon senso popolare sconsiglia il consumo dei frutti da soli, per via del possibile effetto “tappo” a livello intestinale causato dai semini legnosi presenti nella polpa. Un’accortezza è quella di consumarne una quantità modica, all’interno di un pasto in cui siano presenti anche altri alimenti. Andrebbero però evitati in caso di diverticoli.

La polpa privata dei semi è spesso utilizzata per realizzare sciroppi utili alla preparazione di dolci tipici. Non dimentichiamoci poi delle marmellate, gelati, mostarde e liquori realizzati con le bucce del frutto.

In Messico, luogo d’origine di Opuntia ficus-indica è molto più comune consumare le pale piuttosto che il frutto. Una ricetta piuttosto comune consiste nello scegliere le pale giovani della pianta, che andranno pulite, tagliate a quadretti e bollite. Queste andranno poi saltate in padella con un soffritto di cipolla e pomodoro e condite con origano e limone. Un’altra ricetta prevede la cottura della pale alla brace con l’accompagnamento di formaggio fuso. In Messico, poi, è di uso molto comune la preparazione di un succo a base di pale crude, arancia, ananas e prezzemolo. Questa bevanda viene consumata al mattino come rimedio depurativo e diuretico.

 

 

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