“Mio figlio non mangia”, 10 consigli per combattere la selettività alimentare

Girl with no appetite

“Dottore, mio figlio non mangia!”. Quanti genitori hanno dovuto lottare contro la selettività alimentare del proprio bambino? E quanti, disperati, hanno ceduto ai “capricci” lasciandolo mangiare quel che desiderava, magari anche dopo aver sparecchiato la tavola?

La selettività alimentare si manifesta come il consumo di una ristretta varietà di cibi in base a tipologia, consistenza e/o presentazione dei piatti. Generalmente si tratta di pasta olio e parmigiano, latte, biscotti, merendine e dolciumi, a volte un po’ di carne. Il cibo, in realtà, rappresenta solo una valvola di sfogo, uno strumento per comunicare un disagio, un conflitto, la volontà di autonomia. La selettività alimentare è piuttosto frequente nei bambini, con un picco tra i 2 e i 4 anni, ma se protratta nel tempo può condurre a disturbi del comportamento alimentare.

Per questa ragione, in occasione della 35esima Giornata Mondiale dell’Alimentazione, celebrata il 16 ottobre ad Expo Milano 2015, i medici dell’Unità Operativa di Educazione Alimentare del Bambino Gesù hanno realizzato un decalogo per far assaggiare e scoprire ai bambini nuovi sapori a tavola, utile a combattere la selettività alimentare e le paure di fronte al cibo.

Ecco dunque 10 regole da seguire:

1) Tutta la famiglia deve cercare di avere lo stesso tipo di alimentazione

Il bambino è influenzato a livello sociale nella scelta degli alimenti e tende a mangiare per imitazione. In questo ambito la famiglia ricopre un ruolo cruciale come modello.

2) Gli alimenti devono essere riproposti più volte

Il consumo ripetuto di un alimento aumenta il gusto del bambino per l’alimento stesso. È importante non presentare lo stesso piatto in maniera continuativa, ma farlo a distanza di tempo per non generare noia. Sulla tavola devono essere proposti sempre tutti gli alimenti, compresi quelli non graditi dal piccolo, cucinati in maniera differente.

3) Gli adulti non devono costringere il bambino ad assaggiare un alimento con forza

L’assaggio forzato può accrescere l’avversione del piccolo. Anche proporre un premio a seguito dell’azione (es: “mangia tutte le verdure nel piatto e poi avrai il gelato”) non porta il bambino a consumare volontariamente il cibo, piuttosto a sovralimentarsi solo per ottenere il premio.

4) L’orario del pasto deve essere rispettato

Il pasto deve essere un momento ben preciso della giornata: è opportuno che tutta la famiglia mangi alla stessa ora e alla stessa tavola.

5) No giochi, no TV

Il pasto è un momento importante, non sono concesse distrazioni. Occorre invitare il piccolo a spegnere la televisione e ad allontanare i giochi. Quindi lasciarlo libero di sperimentare e conoscere gli alimenti presenti sulla tavola.

6) Organizzare un percorso di familiarizzazione col cibo

Il rifiuto di alcuni alimenti si accompagna spesso al rifiuto ad assaggiare; per portare i ragazzi a provare il sapore di un cibo è necessario stimolarne la curiosità attraverso i sensi: dalla conoscenza alla sperimentazione.

7) Portarlo a fare la spesa

Mamma e papà possono lasciarsi aiutare dal proprio figlio nella scelta degli alimenti da acquistare. Rendere partecipe il bambino nel momento della spesa lo farà sentire padrone delle proprie scelte.

8) Coinvolgere il bambino mentre si cucina

Il bambino deve poter prendere confidenza con ciò che ha scelto al supermercato attraverso i 5 sensi in un percorso di “amicizia” con il “nuovo”: lavare, sbucciare, tagliare e inventare ricette insieme a mamma e papà per essere invogliato a gustare le proprie “creazioni”.

9) L’ultimo passo: assaggiare insieme

Dopo aver preparato insieme il piatto, mangiare qualcosa che il bambino ha visto nascere e che ha conosciuto in tutte le fasi di preparazione, può rassicurarlo e fargli vincere la neofobia. Se ciò non accade, non forzarlo nell’assaggio, ma riproporre nel tempo e più volte il cibo non amato, in modalità diverse.

10) La cucina diventa una festa

Prendere un cappellino da chef e rendere partecipe il bambino. Il tempo giocherà a favore di tutta la famiglia.

 

3 Commenti

  1. Ciao!
    Ho letto attentamente e… Rispetto praticamente tutti i consigli (giusti e utilissimi!) elencati ma nulla. Se per mia figlia è “No” rimane un “No”. Penso che sia abbastanza normale che ad un certo punto i bambini diventino selettivi (la mia ha 3 anni e mezzo, autosvezzata di quelle che mangiavano TUTTO), poi con il tempo le cose ritorneranno a loro posto. Almeno spero!
    Comunque la sua “selettività” la vivo con serenità, come tutte le fasi della sua conoscenza di cibo.
    ;-)))

    • E’ piuttosto comune la situazione che sta attraversando e fa bene a non drammatizzare. Il consiglio generale che si può dare è quello di coinvolgere sempre il proprio bambino nella preparazione della tavola e dei piatti e di stabilire delle regole fisse. Il tutto in un clima disteso e sereno. Il bambino solitamente si autoregola e pian piano mangerà. Il pediatra, poi, conoscendo la storia personale del piccolo e della famiglia accompagnerà il vostro percorso in modo ottimale. Tanti auguri!

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