Spreco di cibo al ristorante, la soluzione è la doggy bag

Tre italiani su quattro sono consapevoli che il cibo o il vino avanzati al ristorante rappresentano uno spreco che può essere evitato grazie alla possibilità di portare a casa quanto rimasto nel piatto o nella bottiglia ma il 41% degli intervistati si vergogna di chiedere la “doggy bag” da portare a casa.

Il primo freno alla diffusione in Italia della sportina porta avanzi rimane, quindi, quello dell’imbarazzo: solo il 9% infatti dichiara di farsi dare “sempre” il cibo o il vino avanzati mentre il 77% ritiene che ci siano ancora ostacoli nel portare a casa gli avanzi.

I dati arrivano da uno studio di Waste Watcher, Osservatorio nazionale sugli sprechi di Last Minute Market/Swg e calzano a pennello con la proposta della doggy bag d’autore “Se avanzo mangiatemi nata dalla collaborazione tra Comieco e Slow Food Italia. Dopo la prima fase di sperimentazione in 80 ristoranti milanesi durante l’Expo, la sportina realizzata da un team di designer coordinati dall’arch. Michele De Lucchi e dal prof. Andrea Kerbaker, sbarca a Bergamo e Roma. Protagonisti sono le decine di osterie della rete Slow Food e di ristoranti dell’Alleanza Slow Food con i cuochi che a novembre 2015 hanno ricevuto gratuitamente un kit di contenitori.

Ma la rivoluzione culturale deve coinvolgere tutti gli attori della ristorazione alimentare, dallo chef al team del ristorante ai clienti. Dallo studio emerge che nonostante al giorno d’oggi tanti ristoratori propongano la doggy bag, la percezione è che una buona parte degli esercenti siano restii a suggerirne l’uso ai clienti. Se l’offerta di portare a casa il cibo avanzato venisse dai ristoratori stessi probabilmente i clienti si sentirebbero meno in imbarazzo. Comunque, quasi il 70% dei clienti si dichiara molto o abbastanza convinto che il ricorso alla doggy bag prenderà piede anche in Italia e oltre il 60% degli italiani ritiene che una doggy bag di design potrebbe aiutare “molto” o “abbastanza” a superare l’imbarazzo dei clienti nel farsi vedere uscire dal ristorante con un contenitore per gli avanzi.

Milano, Roma e Bergamo sono solo le prime città in cui la mania della sportina d’autore si è diffusa:

“Con questo strumento abbiamo contribuito a consolidare pratiche individuali di consapevolezza nei confronti del cibo, anche grazie al fondamentale lavoro degli chef come ambasciatori della buona cucina e di consumi etici” ha aggiunto Lorenzo Berlendis, Vice Presidente di Slow Food. “È vero che in Italia c’è ancora una resistenza culturale, ma l’esperienza di Milano sta contaminando altre città, Roma e Bergamo sono solo le prime, anche grazie all’interesse delle osterie della rete di Slow Food e dei ristoranti dell’Alleanza con i Presìdi. Noi di Slow Food lavoriamo per diffondere una visione olistica del cibo, per attribuirgli valori più ampi e universali rispetto a quelli puramente gourmet, educando così a prevenire il food waste alla radice. Con il nostro approccio, il cibo viene apprezzato non solo per la sua bontà organolettica e il bagaglio di tradizioni che racconta, ma anche per l’impronta che la sua produzione lascia sul nostro pianeta e per la soddisfazione, sia morale che economica, che viene riconosciuta ai produttori”.

Nove italiani su dieci, nell’indagine Waste Watcher, auspicano l’introduzione di un sistema di recupero degli avanzi del pasto consumato fuori casa: la sensibilizzazione sul tema spreco in Italia ha fatto passi importanti, per questo chiediamo che la cultura della ristorazione possa prevedere la doggy bag come sua prassi, sul modello delle società anglosassoni e nord-europee” ha affermato il Prof. Andrea Segrè, Presidente del Comitato per il Piano nazionale Prevenzione Rifiuti e Sprechi alimentari (Min. Ambiente).

#NonAvanzo è l’hashtag che proponiamo ai 17 ristoranti romani che utilizzano la doggy bag Comieco, ai loro clienti e a chi vorrà sostenere questa campagna di educazione alimentare e civica. Dopo Expo è fondamentale che dalle intenzioni si passi presto ai fatti per restituire valore al cibo in un pianeta surriscaldato che ancora combatte contro la malnutrizione, in difetto e in eccesso”.

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