Videosorveglianza condominiale: come installare telecamere di sicurezza senza violare la privacy

Videosorveglianza condominiale: come installare telecamere di sicurezza senza violare la privacy

I sistemi di videosorveglianza privata rappresentano un utile presidio contro furti, invasioni domestiche e, in generale, qualunque azione da parte di malintenzionati.

Tuttavia, non tutti sanno che per evitare di incorrere in sanzioni (anche di carattere penale) è necessario attenersi a regole ben precise quando si sceglie di installare un sistema di videosorveglianza all’interno di un condominio.

In questa breve guida, facciamo il punto su quanto stabilito dalla legge italiana e sulle indicazioni fornite dal Garante della Privacy in tema di acquisizione di filmati per la videosorveglianza.

Videosorveglianza e rispetto della privacy: l’evoluzione delle leggi nel Bel Paese

Il diritto all’installazione di telecamere per la videosorveglianza degli spazi comuni condominiali ha rappresentato un tema piuttosto controverso nel nostro paese: la definizione di un provvedimento legislativo che regolamentasse questa materia una volta per tutte, infatti, risale solamente al 2012. In precedenza, erano state varie sentenze di tribunale a “fare legislatura”, fornendo tuttavia indicazioni a volte contrastanti.

La sentenza n. 4164/1992 del Tribunale di Milano, ad esempio, sanciva il divieto totale di installazione di telecamere negli spazi comuni dei condomini, con l’obiettivo di preservare la privacy di tutti gli inquilini.

Successivamente, con varie sentenze (Cassazione n. 5591/2007, Tribunale di Roma n. 7106/2009, Tribunale di Varese n. 1273/2011, Cassazione n. 71/2013), si stabiliva invece la legittimità della presenza di sistemi di videosorveglianza, quando autorizzati da provvedimenti avallati dalla maggioranza in sede di assemblea condominiale. In più, con la sentenza della Corte di Cassazione n. 44156/2008, la possibilità di installare telecamere per la vigilanza all’interno degli spazi comuni veniva estesa anche ai singoli condomini.

Le indicazioni contenute dell’art. 1122-ter della legge n. 220/2012

Data l’incertezza delle normative nazionali in tema di sicurezza domestica, sistemi di videosorveglianza e rispetto della sfera privata dei cittadini, con il provvedimento dell’8 aprile 2010 il Garante per la Privacy si premura di sollecitare una risposta da parte del legislatore.

Il vuoto normativo, tuttavia, viene colmato solamente due anni più tardi, con la cosiddetta Riforma del condominio: all’interno della legge n. 220/2012, infatti, viene inserito un articolo (art. 1122-ter) relativo proprio alle norme per l’installazione di sistemi di videosorveglianza privati.

Nell’articolo citato, viene stabilita una volta per tutte la legittimità di tali strumenti di vigilanza, la cui adozione diventa possibile previa autorizzazione da parte dell’assemblea condominiale. Sempre nel testo della legge, è anche specificato che affinché la mozione possa essere considerata valida, occorre che a votare a favore sia la maggioranza degli inquilini intervenuti nell’assemblea, per un valore catastale pari ad almeno la metà di quello dell’edificio.

Codice della Privacy ed impianti di videosorveglianza: quali le regole e come rispettarle

Come accennato, anche se avallata dall’assemblea condominiale, l’installazione di un sistema di videosorveglianza deve sempre rispettare quanto stabilito dalle indicazioni contenute all’interno del Codice della Privacy.

Più nello specifico, tutte le informazioni utili per l’installazione di sistemi di registrazione video all’interno degli spazi condominiali sono contenuti nell’apposita guida “Il condominio e la privacy”, redatta proprio dal Garante.

Come specificato all’interno della guida, due sono le casistiche principali da considerare, a seconda che a scegliere di installare il sistema di videosorveglianza sia il condominio nel suo complesso oppure un singolo condomino.

      1. Gli obblighi per il condominio

Se a stabilire di installare le telecamere per la videosorveglianza è il condominio, gli obblighi da rispettare riguarderanno:

  • la segnalazione dell’impianto tramite appositi cartelli;

  • la conservazione del materiale registrato per un tempo non superiore alle 24/48 ore (salvo esigenze particolari, comunque da segnalare al Garante);

  • la registrazione limitata ai soli spazi comuni, evitando quanto più possibile le riprese degli spazi adiacenti;

  • l’adozione di sistemi per la protezione e la limitazione dell’accesso ai dati acquisiti (come gli armadi blindati per le apparecchiature elettroniche e informatiche).

      1. Gli obblighi per il singolo condomino

La legge italiana prevede la possibilità che a scegliere di dotarsi di un sistema di videosorveglianza sia anche un singolo condomino. In questo caso, le immagini registrate non sono soggette all’obbligo di rispetto del Codice della privacy, a patto che i dati acquisiti non siano per alcuna ragione diffusi o ceduti a soggetti terzi. Gli unici scopi ammessi riguardano la vigilanza della propria unità immobiliare, con la clausola di uso strettamente personale delle registrazioni.

Il singolo condomino non è tenuto ad affiggere cartelli per segnalare la presenza delle telecamere, ma ha il dovere di realizzare l’impianto in maniera tale da limitare l’angolo di ripresa esclusivamente alla sua proprietà. Così, si configura come legittima una telecamera che inquadri esclusivamente il portone di ingresso dell’appartamento, ma non una rivolta verso l’intero pianerottolo. Allo stesso modo, il proprietario di immobile può posizionare una telecamera in corrispondenza del proprio posto auto, ma non una che offra una visuale completa del garage.

Da notare, che quanto visto si applica anche a videocitofoni e a simili apparecchiature in grado di acquisire audio e video di quanto avviene negli spazi comuni del condominio (come spiegato in modo esaustivo all’interno di questo articolo).

Cosa si rischia in caso di violazione del Codice della Privacy?

Le indicazioni contenute all’interno del Codice della Privacy in tema di videosorveglianza non vanno prese alla leggera: in caso di violazioni, sono previste sanzioni civili e penali sia se a trasgredire è il singolo condomino, sia quando il responsabile è il condominio nel suo complesso. Alle ammende previste, si sommano poi gli eventuali risarcimenti a favore dei soggetti danneggiati.

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